Il parere dell'architetto

So che il mio pensiero su Consonno può risentire di lacune sulla conoscenza storica dei fatti e delle modalità di esecuzione di questi fatti, ma in ogni caso il mio parere che è frutto di retaggi culturali di chiara derivazione artistica, architettonica e storica non sarà un parere che segue la tendenza ambientalista che riguarda gli ecomostri.
Io credo che Consonno sia una opera d'arte di "archeologia commerciale", un qualcosa che esula dalle fragili e scadenti soluzioni costruttive peraltro comuni al 90% dell'architettura moderna mondiale di cui purtroppo o per fortuna è anch'esso fatto.

E questo al di là dell'evento sicuramente deprecabile della distruzione del borgo antico di cui io personalmente non rimpiango ne la storicità e nemmeno l'architettura, ma solamente l'azione socialmente devastante provocata ai suoi cittadini residenti.
Se invece riusciamo a distinguere l'evento traumatizzante per la popolazione di Consonno e l'attuale stato di rovina degli edifici dall'idea fondante del Conte Mario Bagno, dalla sua visione commercialmente esaltante ed artistica, permeata da notevoli capacità visionario imprenditoriali, troviamo gli elementi che rendono gia oggi ai miei occhi ma sicuramente in futuro agli occhi di tutti (se il manufatto reggerà le insidie del tempo e della popolazione) la follia di Consonno una opera d'arte del commercio unica al mondo.

Purtroppo l'uomo fatica per natura a comprendere la storicità e il valore artistico delle cose che egli stesso produce nel tempo in cui vive e questo porta il più delle volte alla distruzione di vere opere d'arte perchè ancora non sa che lo sarebbero di lì a poco unanimemente diventate.
L'unica speranza per Consonno è che rimanga così per non meno di trenta anni ancora, dimenticata degli uomini e dimenticata dal tempo, solo allora verrà rivalutata, restaurata e potrà assumere il ruolo nella storia dell'architettura che già oggi ha e attorno a questo manufatto rinascere una nuova comunità.
Ho però il triste presentimento che l'interventismo politico e la comprensibile sete di vendetta degli abitanti del luogo finirà per distruggere per la seconda volta Consonno restituendola a un definitivo anonimato storico e artistico che secondo me ha tutte la carte in regola per poter evitare.
Non mi aspetto che molti vendendo queste rovine siano d'accordo con la mia tesi, so che per esempio i Verdi considerano Consonno un mostro che deturpa la natura, mentre per me basta guardare questa foto per capire che non è affatto così.


L'idea che qualche ettaro di bosco in più o qualche vecchia architettura rurale senza qualità architettoniche possano essere considerate con certezza di valore superiore all'intervento e al sogno del Conte non mi trova d'accordo.
Certo se la "Las Vegas della Brianza" fosse nata senza distruggere un borgo di sicuro non avrebbe avuto nemici, ma probabilmente non avrebbe avuto i contenuti di unicità che la potrebbero rendere un'opera di archeologia commerciale da preservare e valorizzare.
Ricordiamoci che le industrie fumose in scuri mattoni e capriate in ferro dei primi del novecento oggi vengono ristrutturate e sono considerate opere di archeologia industriale, i tempi cambiano e se guardiamo alla storia scopriamo che è molto probabile che il mio pensiero si tramuti in realtà, in un futuro lontano e difficile.

Arch. Marcello Barenghi