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L'altro erede
Di Zanniero
In esclusiva per Brigida GG. Tutti i diritti riservati. Ma proprio tutti.
Giovanna mi guardava. Mi guardava. Mi guardava. "Azzo guardi??". Ah, già, mi guardava perché mi voleva, mi desiderava, mi bramava, mi rapiva, mi invitava, mi allocava. Allora, lei era di
una bellezza imbarazzante: era bella, bellissima, fantastica, eccezionale, unica. Era anche simpatica, affascinante, carina, superlativa, maiuscola, sensuale, sensibile, sensitiva, sana soprattutto. E
poi aveva un corpo fantastico. Seno enorme, ma dritto, duro ma morbido, tosto ma elastico, vero ma sincero. Capezzoli rosa e grandi, duri e flessibili, lunghi ma discreti. Aveva i fianchi grandi e la
vita stretta, le gambe lunghe e le cosce giuste, il bacino accogliente, invitante, promettente, semovente. I piedi perfetti e profumati, le unghie pulite, le ginocchia discrete, le mani fatte a mano. E
poi il culo....era tondo, ma a mandolino, era grosso ma giusto, era sporgente ma non troppo. Era perfetto.
Giovanna, insomma, era una ragazza come se ne vedono tante, che incontri all'uscita di un negozio, che abitano di fronte alla tua porta e ti bussano sempre in reggicalze e giarrettiere
chiedendoti il sale, che incontri nell'autobus affollato mentre ti si incolla dietro premendoti le tette sulla schiena e quando ti giri lei ti sorride e dice "scusa" e tu fai "figurati" e lei "ma lo sai
che sei carino" e tu "sei tu ad essere bellissima" e lei "ho sempre sognato di incontrare uno come te, in questo cazzo di autobus, a cui piacessero le mie tette appoggiate sulla sua schiena" e te "sai
cosa farei io con le tue tette" e lei "dai, scendiamo e andiamo a casa mia, non c'è nessuno, non arriverà nessuno nei prossimi sei mesi, non ho il telefono, fax, internet, la porta è blindata, il palazzo
disabitato e io ho tanta voglia di te, ora, adesso, subito, in questo momento".
Giovanna era una ragazza come tante. Ed era la mia professoressa.
Mi guardava. Io le dissi: ho voglia di te. Mi guardò e disse che anche lei aveva voglia di me, ma aggiunse che se ora fosse montata su di me e m'avesse cavalcato fino allo sfinimento,
tutto questo, che senso avrebbe avuto? Mi incazzai profondamente. Le gridai che sì, ho soltanto 7 anni, cazzo, ma con quelle bocce lì, stai turbando la mia finora serena sensualità da adolescente, stai
intervenendo pesantemente sulla mia psiche neuronale/ormonale, provocandomi una tempesta di enzimi sinto-sintattici che a lungo andare provocheranno uno scompenso nel mio sviluppo cerebrale causandomi
seri problemi di relazione sociali-emotive-simpatiche col mio prossimo e con la società, porca trioa. Senza considerare i danni collaterali con il mio Io femminile che sarà irrimediabilmente... .
Giovanna mi interruppe afferrandomi il pene, che era già pronto, retto, eretto, duro, turgido, spesso, denso, pieno, svettante, puntante, tosto, ferreo, granitico, nervoso, incazzato,
troppo. Non riusciva a spostarlo di un millimetro. Per un attimo dovetti pensare al cadavere di un uomo putrefatto con i vermi che escono da uno squarcio nei testicoli gonfi di una qualche malattia, per
farlo calare un minimo di pressione e permettere una sia pur limitata manovrabilità. Mentre Giovanna armeggiava sforzandosi, con una mano cominciai a sbottonarle la camicetta, con l'altra le toccai un
seno, poi invertii il senso, finquando la camicetta fu aperta e il suo seno rigoglioso, fiorente, meraviglioso, colto, prorompente, significativo, miracoloso, salvifico, campestre, rustico, genuino,
ecologico, sano, biologico, catalico, non venne fuori cadendo pesantemente nelle mie mani. Dovetti flettere tutti i bicipiti per reggerlo, ma ce la feci. La baciai, mi baciò, ci baciammo, le infilai la
lingua, me la restituì con gli interessi, rilanciai, controrilanciò, gliela infilai fino alle ghiandole gastriche, si arrese tossendo. Mi venne voglia di prenderla, ma lei mi anticipò alzandosi di scatto
e sedendosi su di me.
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