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* Tratto da: "L'erede" di Mariolino Papalia (www.gruppopapalia.com) Tutti i diritti riservati concessi al sito www.brigidagg.com in esclusiva.

Le mie mani tremanti scivolarono sotto la sua camicia ed al contatto del calore del suo corpo immediatamente si ritrassero provocando le rimostranze di Giovanna che come per volermi mettere a mio agio carezzò il mio volto sorridendo, poi prese le mie mani e le avvicinò alla camiciola inducendomi a sbottonarla poi appoggiò le mie mani tremanti sui suoi seni: ella ebbe un piccolo brivido poi mentre io guardavo quei seni grossi e turgidi ella avvicinò le sue mani ai bottoni del mio pantalone slacciandoli e mentre faceva ciò mi guardava teneramente. Giovanna insinuò la sua mano dentro il pantalone ed estrasse il mio membro rigido, lo tenne così per un attimo poi cominciò a strofinarlo e ad accarezzarlo meccanicamente. Improvvisamente il sangue freddo l'abbandonò. Si aggrappò al pene: era piccolo e grosso ma lo sentivo pulsare come non mai.

Io dal mio canto cominciai a carezzare il seno, prima delicatamente, tanto che i capezzoli s'irrigidirono, protendendosi verso le mie mani, poi più brutalmente.

Baciai Giovanna sulla bocca, poi abbassai il mio capo verso il suo seno. Sentì che le stavo succhiando i capezzoli con avidità talvolta facendole male ma ella ritraendo la testa indietro si mordeva le labbra e non protestava. Le mie mani adesso erano sulle sue gambe e salivano lentamente verso la fonte del piacere; intanto il mio uccello si muoveva come se fosse dotato di vita propria.

La mia mano era arrivata all'orlo delle sue mutandine e armeggiava per insinuarsi dentro di lei. Giovanna sussultò e strinse le gambe, imprigionandomi la mano, ma io continuai finché i suoi muscoli non si rilassarono, spinsi allora le dita sino alla sua fica, molto in fondo; Giovanna si buttò all'indietro, protendendo i fianchi verso di me.

Ansimando le strappai le mutandine, mentre Giovanna si liberava delle scarpe.

- Lasciami togliere la gonna - mi bisbigliò - altrimenti si stropiccerà tutta -

Giovanna si sfilò la gonna, mentre io mi liberavo dei pantaloni e delle mutande. Poi la afferrai di nuovo; premetti la mano sulla vagina, prima di inserire un dito, accarezzandole con le altre dita la protuberanza rotonda del suo sesso. Giovanna cominciò a sentirsi calda e piena di desiderio. Ella mi strofinò delicatamente i testicoli e riprese l'uccello tra le sue mani. Ad un dato momento afferrai Giovanna e la costrinsi a distendersi, avevo una gran fretta di entrare in lei.

Mi gettai su di lei penetrandola con violenza. Giovanna restò senza fiato, ma quello che era più strano era che lei lo desiderava, ora: si sentiva calda e vulnerabile e voleva che io la prendessi. Se io mi fossi tirato indietro credo che sarebbe impazzita. Ma io non avevo nessun'intenzione di ritrarmi. Mi muovevo su e giù dentro di lei incessantemente, sempre più a fondo. Giovanna sollevò le gambe e strinse il mio corpo e inarcò la schiena per venirmi incontro, così che io sprofondai ancora più dentro di lei. Poi Giovanna mi sgusciò da sotto e si rigirò, in modo da giacere prona davanti a me, con le natiche protese. Io le fui sopra e la penetrai da dietro, guidando il mio uccello dentro di lei.

   Giovanna contrasse i muscoli delle cosce sotto quella spinta. I nostri gemiti e i nostri sospiri si mescolarono, mentre i nostri corpi tremarono all'unisono. I miei colpi diventarono sempre più violenti, ma, improvvisamente, mi rilassai uscendo da lei.

   Giovanna ebbe come un moto di disappunto:

   - Cosa è successo? - disse.

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