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   - Stavo per venire - risposi.

   - E allora? - ripeté ella.

   - Non voglio, desidero attendere -

   Le andai vicino e le stuzzicai i capezzoli, le accarezzai le cosce, fino a che non vidi che ella era nuovamente eccitata.

   - Girati - le sussurrai - Voglio prenderti da dietro.

   Giovanna era molto eccitata e non considerò quella proposta con disgusto o come una follia. Intanto avevo cominciato a strofinarle la clitoride, poi abbassai il capo e la toccai con le labbra. La leccai e poi le infilai la lingua nella fica, premendole la clitoride con il labbro. Giovanna sussultava, sollevava i fianchi verso di me, digrignando i denti. Sentiva crescere dentro di sé un desiderio quasi insopportabile. Muoveva i fianchi, ondulandoli, spingendosi sempre più verso quella bocca che la riempiva di piacere.

   - Non fermarti - supplicò - Non fermarti -

   Poi ella sentì come un rombo nelle orecchie e un'onda gigantesca che la inghiottiva. Avvertì come una specie di esplosione nella testa e gridò, gridò per quell'intollerabile sensazione, desiderando che non finisse mai.

   Poi restò sdraiata, senza respiro, rilassata. Io la feci voltare, senza trovare alcuna resistenza. Sembrava che ogni forza di volontà l'avesse abbandonata, con l'orgasmo. Baciai le sue natiche rotonde, lisce; poi le aprì con le mani e leccai il piccolo orifizio in mezzo. Giovanna si sentì oscenamente nuda, esposta ai miei sguardi, ma ormai non le importava più nulla, non provava nessun imbarazzo. Sentiva la mia lingua che s'insinuava dentro di lei, dietro. A volte si sottraeva, sentendo una tensione spiacevole, poi si protendeva di nuovo verso di me, verso la mia lingua calda, umida, sollevando il sedere.

   - Apri le gambe - le dissi.

   Giovanna ubbidì, aprendo le gambe al massimo.

   Le inserì un dito nella vagina, facendola sussultare e, prelevando un po' della sua secrezione, lo introdussi nell'orifizio posteriore, che si contrasse bruscamente.

   Continuai a muovere il dito, allargando l'ano, per prepararlo a ciò che sarebbe seguito. Poi introdussi un secondo dito. Questa volta, Giovanna sentì dolore e si tirò indietro, ma io mi riaccostai, tolsi il secondo dito, poi lo inserì di nuovo. Piano piano il dolore diminuì man mano che la donna si abituava alla pressione. Ora Giovanna provava una sensazione piacevole e voleva che le mettessi dentro l'uccello.

   - Fallo - mi disse, voltandosi e mostrandomi il viso acceso dalla passione. - Mettimelo dietro -

   M'inginocchiai dietro di lei e le dissi:

   - Mettiti in ginocchio -

   Giovanna obbedì, mostrandomi le tonde natiche e il piccolo orifizio.

   - Prendilo e mettilo dentro tu stessa - dissi.

   Giovanna mi prese il pene, si protese e appoggiò la punta sul suo ano. L'uccello piano piano si andava facendo strada, per un momento non ci furono problemi, poi, improvvisamente sembrò che la stessero squartando.

   Si tirò indietro, gridando:

   - No, no! mi fa troppo male -

   Ma io ignorai le sue proteste. La tenevo stretta e continuavo a farmi strada dentro di lei, sempre più avanti.

   Giovanna non riusciva a pensare. Improvvisamente si tirò indietro ed il mio pene scivolò completamente nel suo retto, ma ormai il dolore stava diminuendo.

   Adesso io mi muovevo su e giù nello stretto passaggio, senza pietà.

   Giovanna non si aspettava di essere sodomizzata e la cosa le sembrava indecente, umiliante, ma quando stava per pensare una spinta più decisa le impediva di riflettere. Provava un dolore terribilmente piacevole.

   Cominciò a muoversi all'indietro, per andare incontro ai miei colpi furiosi. Ogni tanto si voltava verso di me per mostrarmi, con il volto arrossato e gli occhi scintillanti, l'effetto che provocavano i miei assalti.

   Io fissavo, come ipnotizzato, il mio pene che penetrava in quel morbido, rotondo culo bianco. Mi sentivo stringere in modo quasi insopportabile, ma il mio piacere era ancora più forte nell'udire i gemiti e i sospiri di Giovanna. In quel momento era mia: quel pensiero aumentò a dismisura la mia passione. Presi a muovermi più in fretta, con un moto ondulatorio, dentro di lei.

   - Oh, si! - mormorò Giovanna - Si, così!, continua, non fermarti.

   Accelerai i movimenti afferrandole i seni, stringendo i capezzoli tra le dita. Ella aveva la bocca spalancata, il respiro mozzo, come se stesse soffocando. Le afferrai le natiche e le aprì ancora di più, mi sentivo gonfio e pesante, pronto a scoppiare in un'esplosione di desiderio.

   Giovanna gemeva e gridava frasi sconnesse, mordendosi le labbra. Finalmente venni sussultando violentemente, gridai il nome di Giovanna mentre il bianco sperma entrava a fiotti nel corpo di lei, poi giacemmo, in silenzio, uno sull'altra.

 

* Tratto da: "L'erede" di Mariolino Papalia (www.gruppopapalia.com) Tutti i diritti riservati concessi al sito www.brigidagg.com in esclusiva.

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